




Angelo Bellobono, Flower bombs, 2026, olio su tela, 150 x 100 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Mappa Appennino, 2020-2022, Capanna Moulin, Monti della Meta, Mainarde
Angelo Bellobono, Macchie piane su pendio difficile, 2020, terra e acrilico su tela, 215 x 203 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Io sono foresta, 2020, acrilico su tela, 200 x 200 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Il mondo dal buco, 2021, olio su tela, 100 x 100 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
ANGELO BELLOBONO
La ricerca di Angelo Bellobono (Nettuno, 1964) è alimentata da un interesse verso il paesaggio, l’orografia montana, la continua sovrapposizione di elementi naturali e antropologici. Le sue tele e i suoi lavori su carta sono spesso originati da lunghe camminate e attente osservazioni, grazie a cui l’artista mappa gli spazi percorrendoli in prima persona. Tale pratica consente all’artista di impregnarsi fisicamente di un territorio e di restituire visivamente all’osservatore l’unicità dell’esperienza personale nella forma di un intenso diario visivo. Bellobono ha esposto alla Quadriennale di Roma; MAXXI, L’Aquila; Biennale di Marrakech (MA); Triennale, Milano; Fondazione Volume, Roma; AlbumArte, Roma; Spazio Mars, Milano; Museo di Arte Moderna, Il Cairo (EG); Museo di Arte Moderna, Nuova Delhi (IN); Museo Macro di Roma; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; Istituto Italiano di Cultura, Madrid (ES) e Parigi (FR); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Fondazione Lac O Le Mon, San Cesario di Lecce.
PAOLO BINI
La pittura di Paolo Bini (Battipaglia, 1984) è animata dall’incessante tensione tra l’anarchia del colore e il rigore della composizione geometrica. Nelle sue opere convivono infatti il dato cromatico emotivo e la progettualità incarnata dalla linea, che assume la forma orizzontale o verticale. Le sue tele e le sue sculture sono immagini frammentate, in cui gli elementi costitutivi sembrano fibrillare in un ciclico farsi e disfarsi, che può rivelare un paesaggio o una visione del tutto lontana dalla realtà che ci circonda. Bini ha esposto alla Quadriennale, Roma; ISCP, New York (US); Museo Ettore Fico, Torino; Museo MADRE, Napoli; Reggia di Caserta; Fondazione Made in Cloister, Napoli; CAMeC, La Spezia; Galleria Alfonso Artiaco, Napoli; Everard Read Gallery, Franschhoek (ZA); Galleria Peola Simondi, Torino; CIRCA Gallery, Johannesburg (ZA).



Paolo Bini, Intreccio blu, 2025, acrilico e pigmenti su tela, 60 x 180 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, foto Grafiluce
Paolo Bini, L’attesa, 2017-2024, acrilico e pigmenti su tela, 181 x 401 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, collezione privata, Napoli, foto Grafiluce
Paolo Bini, La sinopia del sogno, 2025, acrilico, pigmenti e mica su nastro carta su tela, 170 x 330 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, foto Osio Alto Piano




Chiara Peruch, Sentiero cieco (la sabbia delle possibilità), 2025, olio e acrilico su tela, 170 x 200 cm, courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano, foto Nico Covre
Chiara Peruch, La perdita della coda, 2024, acrilico e olio su tela, 18.5 x 23.5 cm, Collezione Castagna, Carpi, foto Nico Covre
Chiara Peruch, Nuovo ordine del mondo (terremoto), 2024, olio e acrilico su tela, 300 x 400 cm, courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano
Chiara Peruch, Le rane alle nozze del sole, 2025, olio e acrilico su tela, 170 x 200 cm, Courtesy l’artista, Ph. Nico Covre
CHIARA PERUCH
Il paesaggio e la natura morta sono tra i soggetti più ricorrenti nei dipinti di Chiara Peručh (Pordenone, 1996). Nelle sue opere si alternano liberamente scene di fantascienza, caratterizzate da atmosfere post-apocalittiche, e situazioni in cui il tempo pare essersi fermato. Le sue tele, dal sapore visionario, evidenziano la fascinazione per trame e pattern di origine tanto animale quanto inorganica, e presentano sovente colori vividi e acidi, che vengono combinati sulla superficie in forma ipnotica. Peručh ha esposto presso la Pinacoteca Nazionale, Bologna; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Dolomiti Contemporanee, Borca di Cadore; Magazzini del Sale, Venezia; Musei Provinciali di Borgo Castello, Gorizia; Villa Reale, Monza; CAS, Ostende (BE); Altro Mondo Art Gallery, Makati, Filippine (RP); Galleria Giovanni Bonelli, Milano; Marignana Arte, Venezia.
SILVIA VENDRAMEL
La ricerca di Silvia Vendramel (Treviso, 1972) nasce da un interesse verso gli elementi naturali e le forze che determinano il cambiamento della materia. Nella sua pratica, dedita in forma esclusiva alla scultura e all’installazione, ricorrono assemblaggi casuali di elementi di risulta e forme essenziali progettualmente definite. Frequentemente, nelle sue opere, i materiali costitutivi sono messi in contrasto e associati in forma ossimorica per evidenziarne le proprietà fisiche e gli intrinsechi limiti di utilizzo. Vendramel ha esposto presso M_D_A_C, Cagnes sur Mer (FR); Ex centrale del latte, Vicenza; MAC, Lissone; Museo Archeologico, Ceprano; Murate Art District, Firenze; Fondazione Il Bisonte, Firenze; Museo Temporaneo Navile, Bologna; Museo Luigi Varoli, Cotignola; Spazio Thetis, Venezia; Dolomiti Contemporanee, Casso; CARS, Omegna; Italian Academy, New York (US); IFCR Residences, Shanghai (CN).





Silvia Vendramel, D’azur, 2025, vista della mostra, DAC Dolceacqua Arte Contemporanea, Dolceacqua, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Tra perle e semi, 2025, reti per la raccolta delle olive, damigiane in vetro, metallo, 210 x 68 x 130 cm, courtesy l’artista, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Tangled #1, 2025, tessuto e metallo, 85 x 25 x 23 cm, courtesy l’artista, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Il gigante e le Janas, 2024, cavo di acciaio, fiori e semi, 80 x 200 x 200 cm, courtesy l’artista foto Francesco Gaviano
Silvia Vendramel, In piedi, 2023-25, scarti e frammenti, stampa vegetale su tessuto, imbottitura, spago, dimensioni ambientali, courtesy l’artista, foto Nico Covre
ANGELO BELLOBONO





Angelo Bellobono, Flower bombs, 2026, olio su tela, 150 x 100 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Mappa Appennino, 2020-2022, Capanna Moulin, Monti della Meta, Mainarde
Angelo Bellobono, Macchie piane su pendio difficile, 2020, terra e acrilico su tela, 215 x 203 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Io sono foresta, 2020, acrilico su tela, 200 x 200 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
Angelo Bellobono, Il mondo dal buco, 2021, olio su tela, 100 x 100 cm, courtesy l’artista, foto Carla Ciatto
La ricerca di Angelo Bellobono (Nettuno, 1964) è alimentata da un interesse verso il paesaggio, l’orografia montana, la continua sovrapposizione di elementi naturali e antropologici. Le sue tele e i suoi lavori su carta sono spesso originati da lunghe camminate e attente osservazioni, grazie a cui l’artista mappa gli spazi percorrendoli in prima persona. Tale pratica consente all’artista di impregnarsi fisicamente di un territorio e di restituire visivamente all’osservatore l’unicità dell’esperienza personale nella forma di un intenso diario visivo. Bellobono ha esposto alla Quadriennale di Roma; MAXXI, L’Aquila; Biennale di Marrakech (MA); Triennale, Milano; Fondazione Volume, Roma; AlbumArte, Roma; Spazio Mars, Milano; Museo di Arte Moderna, Il Cairo (EG); Museo di Arte Moderna, Nuova Delhi (IN); Museo Macro di Roma; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; Istituto Italiano di Cultura, Madrid (ES) e Parigi (FR); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Fondazione Lac O Le Mon, San Cesario di Lecce.
PAOLO BINI



Paolo Bini, Intreccio blu, 2025, acrilico e pigmenti su tela, 60 x 180 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, foto Grafiluce
Paolo Bini, L’attesa, 2017-2024, acrilico e pigmenti su tela, 181 x 401 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, collezione privata, Napoli, foto Grafiluce
Paolo Bini, La sinopia del sogno, 2025, acrilico, pigmenti e mica su nastro carta su tela, 170 x 330 cm, courtesy l'artista e Alfonso Artiaco, Napoli, foto Osio Alto Piano
La pittura di Paolo Bini (Battipaglia, 1984) è animata dall’incessante tensione tra l’anarchia del colore e il rigore della composizione geometrica. Nelle sue opere convivono infatti il dato cromatico emotivo e la progettualità incarnata dalla linea, che assume la forma orizzontale o verticale. Le sue tele e le sue sculture sono immagini frammentate, in cui gli elementi costitutivi sembrano fibrillare in un ciclico farsi e disfarsi, che può rivelare un paesaggio o una visione del tutto lontana dalla realtà che ci circonda. Bini ha esposto alla Quadriennale, Roma; ISCP, New York (US); Museo Ettore Fico, Torino; Museo MADRE, Napoli; Reggia di Caserta; Fondazione Made in Cloister, Napoli; CAMeC, La Spezia; Galleria Alfonso Artiaco, Napoli; Everard Read Gallery, Franschhoek (ZA); Galleria Peola Simondi, Torino; CIRCA Gallery, Johannesburg (ZA).
CHIARA PERUCH




Chiara Peruch, Sentiero cieco (la sabbia delle possibilità), 2025, olio e acrilico su tela, 170 x 200 cm, courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano, foto Nico Covre
Chiara Peruch, La perdita della coda, 2024, acrilico e olio su tela, 18.5 x 23.5 cm, Collezione Castagna, Carpi, foto Nico Covre
Chiara Peruch, Nuovo ordine del mondo (terremoto), 2024, olio e acrilico su tela, 300 x 400 cm, courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano
Chiara Peruch, Le rane alle nozze del sole, 2025, olio e acrilico su tela, 170 x 200 cm, Courtesy l’artista, Ph. Nico Covre
Il paesaggio e la natura morta sono tra i soggetti più ricorrenti nei dipinti di Chiara Peručh (Pordenone, 1996). Nelle sue opere si alternano liberamente scene di fantascienza, caratterizzate da atmosfere post-apocalittiche, e situazioni in cui il tempo pare essersi fermato. Le sue tele, dal sapore visionario, evidenziano la fascinazione per trame e pattern di origine tanto animale quanto inorganica, e presentano sovente colori vividi e acidi, che vengono combinati sulla superficie in forma ipnotica. Peručh ha esposto presso la Pinacoteca Nazionale, Bologna; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Dolomiti Contemporanee, Borca di Cadore; Magazzini del Sale, Venezia; Musei Provinciali di Borgo Castello, Gorizia; Villa Reale, Monza; CAS, Ostende (BE); Altro Mondo Art Gallery, Makati, Filippine (RP); Galleria Giovanni Bonelli, Milano; Marignana Arte, Venezia.
SILVIA VENDRAMEL





Silvia Vendramel, D’azur, 2025, vista della mostra, DAC Dolceacqua Arte Contemporanea, Dolceacqua, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Tra perle e semi, 2025, reti per la raccolta delle olive, damigiane in vetro, metallo, 210 x 68 x 130 cm, courtesy l’artista, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Tangled #1, 2025, tessuto e metallo, 85 x 25 x 23 cm, courtesy l’artista, foto Nico Covre
Silvia Vendramel, Il gigante e le Janas, 2024, cavo di acciaio, fiori e semi, 80 x 200 x 200 cm, courtesy l’artista foto Francesco Gaviano
Silvia Vendramel, In piedi, 2023-25, scarti e frammenti, stampa vegetale su tessuto, imbottitura, spago, dimensioni ambientali, courtesy l’artista, foto Nico Covre
La ricerca di Silvia Vendramel (Treviso, 1972) nasce da un interesse verso gli elementi naturali e le forze che determinano il cambiamento della materia. Nella sua pratica, dedita in forma esclusiva alla scultura e all’installazione, ricorrono assemblaggi casuali di elementi di risulta e forme essenziali progettualmente definite. Frequentemente, nelle sue opere, i materiali costitutivi sono messi in contrasto e associati in forma ossimorica per evidenziarne le proprietà fisiche e gli intrinsechi limiti di utilizzo. Vendramel ha esposto presso M_D_A_C, Cagnes sur Mer (FR); Ex centrale del latte, Vicenza; MAC, Lissone; Museo Archeologico, Ceprano; Murate Art District, Firenze; Fondazione Il Bisonte, Firenze; Museo Temporaneo Navile, Bologna; Museo Luigi Varoli, Cotignola; Spazio Thetis, Venezia; Dolomiti Contemporanee, Casso; CARS, Omegna; Italian Academy, New York (US); IFCR Residences, Shanghai (CN).
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